La nostra storia











L'IDEA E L'ISPIRAZIONE
Il progetto ARES nasce dall'idea di 4 ragazzi, raggruppati insieme per svolgere una ricerca scientifica sul Sistema Solare. Allora frequentavano il 1° anno di scuole superiori, ed ancora non si conoscevano bene. Terminata la ricerca i ragazzi vollero continuare ad inseguire la loro curiosità verso il mondo aerospaziale e tornarono insieme per risolvere uno dei problemi tutt'ora irrisolti che affliggono la nostra società, volta a esplorare, a scoprire, a colonizzare nuovi mondi, ovvero, la sopravvivenza su Marte.
Un problema tanto complesso quanto incerto, perciò i ragazzi iniziarono a fare ricerche ed ispirati dal film "The Martian" decisero di trovare una soluzione per i futuri astronauti, per i primi coloni terresti del pianeta rosso, la coltivazione delle risorse.
Le prime ricerche si sono svolte nell'ambito dell'identificazione delle sostanze presenti nel sabbioso terreno dal tipico colore rossastro e dalle condizioni atmosferiche data l'assenza di acqua liquida sulla superficie e il problema del campo magnetico in decadimento, che non consente di trattenere determinate quantità di molecole nell'aria, che vengono disperse nello spazio.
Trovarono fonti da ogni singola missione effettuata su Marte, per quanto limitate siano, visto l'alto tasso di fallimento delle missioni verso Marte. Grazie ai rilevamenti effettuati da sonde, rover, satelliti artificiali. Riuscirono a reperire le informazioni necessarie da dover prendere in considerazione per lavorare al nuovo progetto.
Le ricerche si intensificarono soprattutto analizzando il film, che per quanto fantasvcientifico, presenta innumerevoli riferimenti alla fisica reale del pianeta rosso, tanto da decidere di assegnare il nome ARES al progetto, stesso nome della missione svolta nella pellicola.
PRIME RICERCHE
Le prime versioni del progetto erano particolarmente inefficienti, prevedevano la presenza di una sola cupola posizionata sopra un vaso e sigillata, al cui interno era presente un terreno concimato nel quale una volta rifornito di acqua prima di sigillare in modo stagno il vaso e la cupola irreversibilmente, avrebbe portato alla formazione di microfalde acquifere, le quali, grazie alla temperatura e alla luce fornita artificialmente sarebbe salita in superficie sotto forma di vapore e poi condensata per le basse temperature della cupola, raffreddata anch'essa artificialmente. La superficie era ricoperta di Ossido Ferrico, materiale principale del terreno marziano e la presenza di ghiaccio secco avrebbe portato ad un incremento della presenza di CO2 nell'aria, insomma tutte le condizioni di Marte. Ma l'ipotesi di un autoricircolo dell'acqua non avrebbe sicuramente portato una buona efficienza nel nutrimento delle piante.
UN NUOVO INIZIO
Nel frattempo la ricerca di una nuova soluzione per il progetto, si inizio a considerare di tenere i sistemi elettroni all'esterno, mendo sul tavolo la possibilità di considerare un irrigazione manuale. Dunque nacque la versione 2.0 del progetto, a distanza ci circa 2 anni. La disposizione della struttura e la composizione del suolo all'interno rimasero invariati, ma divenne fondamentale la realizzazione di un contenitore sufficientemente ampio da poter ospitare la parte inferiore della struttura, le componenti elettroniche, e un serbatoio abbastanza capiente. Con la scelta di una scheda dalle prestazioni notevoli, si inizio a considerare anche la possibilità di automatizzare le rilevazioni dei sensori e l'irrigazione del terreno, introducendo un sensore di umidità del terreno, che avrebbe attivato una pompa locata nel serbatoio, la quale attraverso un tubo avrebbe portato l'acqua nel vaso rilasciandola nello strato inferiore di terriccio e concime. Venne anche aggiunto un sensore per rilevare la CO2. La struttura non venne realizzata, ma la digitazione di un programma per la scheda diverrà fondamentale per la più recnte versione del progetto.Giunse inoltre una nuova proposta, una soluzione per poter estrarre i campioni delle piante dalla cupola senza compromettere la tenuta stagna di essa. Infatti attraverso la foratura del plkexiglass e l'inserimento di un tubo, si sarebbe chiusa la bocca esterna con un telo di gomma particolarmente elastico e apribile nel punto finale, un sistema molto funzionale, data l'assenza rilevante di differenza di pressione tra interno e esterno.
FUSIONE CON LA TECNOLOGIA
Quest'ultima trovata, nella versione 2.5 porterà allo studio, alla progettazione e realizzazione in stampa 3D in PLA, di un braccio robotico, composto da 4 servomotori e controllato da un joystick e 2 servomotori, in un circuito distinto gestito da una scheda da ridotte prestazioni. In questa versione non ci sono stati altri cambiamenti strutturali o sostanziali del progetto.
L'ULTIMO PASSO
Ogni anno il team andava al Maker Faire, in cerca di ispirazione e proprio nella 9ª edizione, trovarono l'ispirazione che mancava... Valutando resa ed efficienza di molte versioni di idrocoltura decisero di adottare in 2 cupole distinte nuovi metodi, che sarebbero tornati indubbiamente utili in una futura missione sul pianeta rosso.
Nella versione 3.0 il progetto cambio radicalmente, ormai circa 3 anni dopo, la struttura triplico le sue dimensioni, la selezione dei sensori venne ricominciata dall'inizio e partì un nuovo studio per la ricerca delle piante migliori da utilizzare, per fabbisogno d'acqua e sali minerali, per resa, per tasso di riuscita in prestabilite condizioni suolo-atmosferiche e per disponibilità energetiche per l'essere umano. Venne abolita la necessità di una braccio robotico visto l'ingombro che avrebbe portato in rapporto alla sua funzionalità e al tempo di utilizzo. Vennero stabiliti i 2 nuovi metodi di idrocoltura e venne riscritto il programma con lo scopo di automatizzare il tutto. Venne ripresa però in considerazione la monitorazione della CO2 nel microhabitat, verificando l'abbassamento di CO2 nell'aria, prospettando l'intero pianeta tornare ad essere verde e rendere di nuovo abitabile Marte.
IL TRAGUARDO RAGGIUNTO
L'ambizione più grande è sempre stata di partecipare al Maker Faire, che in fondo è stata la nostra principale fonte di ispirazione. Poter mostrare al pubblico il frutto di anni di lavoro e di ricerche, di collaborazione, di tempo. Un progetto che è iniziato in 1° superiore da ragazzi che a malapena si conoscevano, fino al 5° anno, con un progetto lungo quanto la loro amicizia, che hanno condiviso sin dal primo momento, tutti con un obbiettivo comune, supportati sempre dalle stesse persone che hanno permesso di raggiungere un passo alla volta questo traguardo ed ai professori ai quali va tutta la nostra riconoscenza per aver collaborato affinché potesse diventare ARES.
22/10/2023
Il traguardo è stato raggiunto, oggi il progetto ARES è stato fregiato del "Maker of Merit", assegnato ai progetti più stimolanti ed interessanti della fiera. Per il team significa che nulla è stato vano in questi 5 anni e che le persone hanno ritrovato la passione che abbiamo messo in quello che abbiamo fatto.
Il team ARES è orgoglioso di ciò ed è pronto a raggiungere la prossima frontiera continuando ad investire per il prossimo obiettivo.

Documenti e immagini originali




































